Ma sei Fuori
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Ma sei Fuori?
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Written by Luca Pianese
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Monday, 18 May 2009 14:36 |
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E’ da poco sorto il sole e il muezzin intona la sua prima preghiera mattutina. Da questo momento la città si sveglia, i ragazzi cominciano ad andare a scuola ed i primi venditori ambulanti di ciambelle di sesamo cominciano a muoversi lentamente per la città. I più organizzati hanno carretti con una cassa di vetro chiusa, altri portano un vassoio sulla testa su cui i dolci sono impilati in stabile equilibrio. Il profumo di castagne arrostite, acquistabili praticamente ovunque, pervade la città.“Luci, un maledetto mare di luci”. Fu questo il primo indelebile pensiero quando il mio airbus A321 accarezzò i primi palazzi. In quel momento mi chiesi come fare, in un oceano di persone e d’umanità, a scegliere che strada seguire o che ristorante saggiare. Mi sentii, per la prima volta, semplicemente piccolo. A distanza di quasi 2 mesi le impressioni e le incertezze di quella notte sono solo una macchia d’inchiostro nella mia moleskine. Ho visto, conosciuto e imparato dalle coerenti contraddizioni di questa città e me ne sono definitivamente innamorato.Qui Erasmus non vuol dire solo alcool e feste ma è davvero qualcosa di più. Istanbul è un’esperienza di vita, una città mediorientale che ti prende e t’avvolge, lasciandoti un segno indelebile nella memoria e nell’anima. Sono ormai le sette e nel cuore della città, le luci arancioni dei sei minareti della Moschea si riflettono sulle vetrate policrome e sulle maioliche di Iznik, rivaleggiando con l’eterea luce azzurra di Santa Sofia. All’improvviso il muezzin intona l’ultimo canto. La sua voce dilaga per l’aria fredda e un coro di preghiere gli fa da eco. E’ il momento magico della città, con i suoi odori penetranti ormai dissolti, con i suoni che vanno placandosi e su cui si adagia la preghiera serale.
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Ma sei Fuori?
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Written by Silvia Trapani
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Monday, 18 May 2009 14:16 |
“Cosa? Sei sicura? Ma ci sono gli attentati! E ti costringeranno a mettere il velo!”. Ecco la reazione immediata alla notizia del mio Erasmus a Istanbul. Bene, sono qui, dopo due mesi, ancora viva e coi capelli al vento! Prendete un po' di tradizioni ottomane, un cucchiaio di occidentalità, uno spruzzo di islamismo e un misurino di laicità, e avrete un perfetto “Istanbul on the rocks” , con contrasti di sapori e miscele intriganti. Istanbul è il percorso di Aya Sofia, prima chiesa cattolica, poi moschea musulmana, ora laico museo. Istanbul è la donna che indossa l'esarp ( il velo richiesto dall ' Islam) ma porta una gonna al ginocchio, tacchi e borsa Gucci tarocca. Istanbul è il ponte sul Bosforo, che collega la parte anatolica e la parte europea, due mondi che stentano ancora a riconoscersi come facce della stessa città. Istanbul è il Generale Ataturk, che campeggia in ogni casa, ogni ufficio, persino sulla collina a fianco la mia università. Già, perchè Istanbul è anche questo : la Yeditepe University, università privata con insegnanti americani e molti corsi in inglese, per preparare giovani menti a lavorare all'estero. Il campus è enorme, ha un servizio autobus solo per girare all'interno, ristoranti, piscina, palestra e campo da calcio. Istanbul è un'adolescente che non sa se seguire le tradizioni dei genitori o rivolgersi al mondo che le sta intorno; un'adolescente che fa passi avanti e poi torna indietro, desiderosa e al contempo timorosa di cambiare; un'adolescente che non è carne né pesce, o meglio, è tutte e due. Quindi un consiglio : se quando sceglierete la meta Erasmus non sarete pronti a capire Istanbul e le sue contraddizioni, le luci di Taksim e i silenzi di Kayisdagi, fate un favore a voi stessi e a questa stupenda città, scegliendone un'altra. Foto di Merel Keizers
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Ma sei Fuori?
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Written by Andrea Milan
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Monday, 16 March 2009 14:16 |
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Di notte, alla fine di settembre, con la mia grande valigia sono arrivato a Ferrara. Dopo qualche ora di viaggio, finalmente, arrivavo alla città e cominciava il mio Erasmus, quella opportunità unica che viene data ad ogni studente europeo di studiare per un po’ di mesi all'estero. Studiare? Ascoltando amici che hanno già terminato la loro avventura e guardando film come “L'auberge espagnol", sembra più che altro una possibilità di sperimentare emozioni prima sconosciute, legate alla vita in un altro paese, con gente da tutto il continente. Qualcosa di indimenticabile. Mi hanno sconsigliato di andare a Roma (troppo grande, non si sente quell’atmosfera speciale tipica dell’erasmus), e mi hanno suggerito di scegliere una città più piccola. Va bene, pensavo, sarebbe interessante trasferirsi in un posto un po' più tranquillo. Cracovia, la città da cui provengo, con quasi un milione di abitanti (uno su dieci e' uno studente), mi piaceva un sacco, ma avevo voglia di cambiare. “E' carina", mi hanno detto quelli con erano già stati a Ferrara, “piccolissima, ma carina".
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Ma sei Fuori?
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Written by Andrea Milan
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Monday, 16 March 2009 14:14 |
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Terminata la lezione di spagnolo comincia la “passeggiata verso la costa della luce”. Il cammino di circa 6km inizia in un labirinto di “calles” che collega una moltitudine di piazze e piazzette. Ad ogni angolo ometti che urlano il numero del giorno da giocare alla lotteria mettendo i timpani a dura prova. Attenzione poi alle innumerevoli farmacie dalle insegne psicadeliche..a metà percorso si rischiano quindi sordità e cecità! E’ l’orario di punta in cui un brulichìo di gaditani trascina speciali trolley per la spesa. Non c’è da rimaner perplessi se quelle borse con le rotelle girano in tutte le direzioni, la quantità di supermercati è impressionante! Se non si crede in maghe e chiromanti è consigliabile passare oltre evitando di dar corda alle mujeres che vagano con mazzetti di rosmarino in mano..Proseguendo attraverso la Puerta de Tierra ci si lascia alle spalle i barrios (quartieri) e i palazzi storici della vecchia città fenicia per entrare nella zona nuova con i suoi grandi e anonimi edifici.
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Ma sei Fuori?
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Written by Roberta Continisio
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Monday, 16 March 2009 14:11 |
9 esami in 6 mesi.
No, non è lo slogan della Cepu, ma ciò che è riuscito a fare un mio amico in Erasmus a Tenerife. Un genio? Non proprio, dato che sei di questi esami venivano superati semplicemente seguendo le lezioni e che due degli altri tre erano facili scritti con domande a risposta multipla. Di certo la sua esperienza risponderebbe in maniera positiva a tutti coloro che si chiedono se è vero o no che l’Università in Spagna è più semplice.
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