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Per un profano dell’arte come me, è un piacere continuare questo dialogo pubblico con Veronica sui significati oscuri dell’arte moderna e bisogna esser davvero bravi per trovare un senso alle opere di René Magritte, artista belga e tra i maggiori esponenti del Surrealismo insieme a Mirò e Dalì. Sono andato a visitare il museo, interamente dedicatogli, nella Place Royale di Bruxelles, però confesso, mi son rimasti ancora parecchi dubbi (era quello, se ho capito bene, lo scopo di Magritte): Cono: Magritte afferma “Essere surrealista, vuol dire bandire la nozione di déjà vu e cercare le pas encore vu” (ciò che ancora non è stato visto, ndr). Come è possibile che ci sia ancora qualcosa di non visto dagli uomini?
Veronica: è una definizione che non si riferisce tanto a qualcosa di non ancora visto, quanto alla modalità della visione. Il problema si sposta non sul “cosa” ma sul “come”: vedere con nuovi occhi immagini quotidiane, poste in situazioni appunto surreali, dove perdiamo i punti di appoggio C.: Mi spieghi per bene la storia della pipa. Magritte disegna una pipa e poi scrive in basso: Ceci n’est pas une pipe (Questa non è una pipa, ndr), ora va bene il surrealismo, ma questa è fantascienza . V.: Non è una pipa perché non la puoi fumare! Nell’immagine è una pipa, ma avendo perso la sua funzione, rimane ancora tale? È un’operazione linguistica, più che figurativa: è il periodo in cui – grazie anche a Duchamp – si vuole giungere a un’arte più “mentale”. Bene, questo è un gioco basato tendenzialmente su uno spostamento di significato dato dall’unione apparentemente incongrua di una parola con un oggetto. C.: Ho trovato fantastica la risposta di Magritte a un suo amico psicanalista che voleva analizzargli Il giocatore segreto, una delle sue prime opere: “Non voglio che mi si analizzi il quadro, quello che ho voluto dire lo potete vedere nell’ immagine, non voglio simboleggiare nulla, è tutto lì”. Facile, facile. Ma allora perché ancora non trovo un senso al quadro? V.: Credo che al suo interno stia la grande capacità narrativa di Magritte, sempre intersecata con quella della sua fervida immaginazione. C’è una storia, solo abbozzata e su cui poi ognuno può costruire la propria impressione. È come un percorso: ti danno delle dritte, ma come lo vuoi fare è una decisione che spetta solo a te. Come dice Robert Hughes, sono “istantanee che fotografano l’impossibile”.  Domande per Cono: V.: Cos’hai pensato mentre vedevi i quadri di Magritte? E cos’hai pensato dopo la visita? C.: Ridevo. Ridevo alla grande. Mi rendevo conto di quanto Magritte si divertisse nel dipingere. Un quadro si chiama La grande guerra: c’e’ questa donna tutta ben vestita con abiti dell’Ottocento e questo bel mazzo di fiori viola in mezzo al viso... Ogni artista ha la piena libertà di esprimersi come crede, e non si pensi che tali fantastici personaggi dipingessero delle assurdità per incapacità. Ho visto alcuni ritratti disegnati a matita da Magritte per sua moglie semplicemente meravigliosi. V.: Cosa ti ha spinto ad andare a vedere il Museo Magritte, oltre al fatto di essere nella sua città?
C.: Avevo visitato a Siena, Ferrara e Salerno altre mostre di Mirò nelle quali mi ero divertito e appassionato tantissimo. Appassionato alle sue immagini, alle sue ballerine, alle sue creazioni artistiche con corde e reti da pescatore. Quando ho saputo dell’apertura di questo museo e di quanto Magritte fosse legato intimamente alla sua terra, ho capito che sarebbe stato un passo necessario per comprendere al meglio la cultura belga. V.: Bene, adesso sei pronto a trovare una risposta al quesito della Pipa… C.: Dico la verità. Sulla pipa ho barato. Ti ho posto la domanda per farti cadere in tranello, invece mi hai risposto perfettamente. No, la storia della pipa è quella che più mi ha colpito. Ne avevo già sentito parlare, sono andato a ricercar qualcosa e quando me la son trovata davanti, tutta sola, piazzata su quella tela, tutto mi è stato così semplice e chiaro. Ma certo che non è una pipa!!! Ecco, anche questa è la forza delle opere d’arte viste dal vivo. |