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Aveva 26 anni quando lo hanno ucciso. Studiava all'università ma già da tempo collaborava con la redazione de Il Mattino, il quotidiano di Napoli. Voleva diventare giornalista. Diventarlo a tutti gli effetti, con regolare assunzione, perchè di fatto già lo era. Scriveva di cronaca nera. Viveva la realtà di Torre Annunziata, la camorra, la corruzione, la violenza, le nonne che mandano i nipotini a spacciare droga a soli 10 anni... Viveva, vedeva e raccontava. Era un giovane perspicace, Giancarlo Siani. Aveva capito che il vero cancro di questa Italia non è tanto la criminalità organizzata, quanto la sua collusione con la politica.

I giochi di potere, le relazioni troppo ambigue tra amministratori della cosa pubblica e delinquenti. In quel Far West dove i confini sono labili Giancarlo aveva trovato una pista, una traccia. E ciò lo entusiasmava, come si entusiasma chiunque faccia il proprio mestiere con passione. Un ragazzo con passione ed entusiasmo. Niente martiri nè eroi, vi prego. Trovo insopportabile rinchiudere le persone in queste caselline. Sembra quasi volerle allontanare, volerle mettere su un piano diverso dal nostro. Sì, perchè pensare che sono persone normali, come noi, come chiunque di noi, ci obbliga a prendere coscienza del fatto che non serve essere santi, eroi, martiri o salvatori della patria per poter fare bene il prorprio mestiere, in modo leale, onesto, incorrotto. Basta volerlo. Basta avere a cuore la verità, la giustizia e la libertà. E non c'è nulla di eroico in tutto ciò. E' questione di responsabilità, basta scegliere di assumersela. La pista trovata da Siani nel 1985 lo avrebbe condotto a scoprire che fine facevano i miliardi che piovevano sulla Campania in quegli anni, miliardi destinati alla ricostruzione del dopo terremoto del 1980. Un colpo di pistola alla testa ha messo fine a tutto ciò. E molti sono gli interrogativi ancora aperti. Chi lo ha ucciso? Chi sono i mandanti? Cosa stava per scoprire? Chi lo sapeva? La vicenda processuale si è conclusa con delle condanne ma alcuni aspetti rimangono oscuri. Consiglio di vedere la puntata di "La storia siamo noi" dedicata a Sian per approfondire. Ora esce un film (vedi trailer). "Forapasc". Come la pronuncia napoletana di “Fort Apache”, richiamo ai film western utilizzato dal sindaco di Torre Annunziata per descrivere la drammatica situazione partenopea, pochi giorni prima dell’assassino di Siani. Applauditissimo dopo la prima visione a Napoli, il film sarà nei cinema dal 26 marzo. Sulla vicenda è stato girato anche un cortometraggio: Mehari.
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