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Sorpasso generazionale PDF Print E-mail
il Racconto di Edo
Written by Edoardo Rosso   

E' in atto un sorpasso generazionale. Al contrario. Eccoci: siamo la prima generazione che starà peggio dei loro padri. Ma non disperiamo, andiamo piuttosto a farci una corsetta rigenerante.

 

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Dalla laurea umanistica al mondo del Business PDF Print E-mail
Written by luca iacovone   

Laurearsi in Lettere e Filosofia significa ancora, nel 2012, rincorrere senza speranza supplenze nelle scuole oppure abbonarsi alla Gazzetta Ufficiale invecchiando in attesa che esca uno di quei relitti fossili chiamati “concorsi”? A quanto pare, tutto questo appartiene ad un retaggio ormai definitivamente superato. Oggi anche chi - andando fieramente contro la ferma  volontà di mamme e nonne che ci vorrebbero tutti medici, avvocati e ingegneri – si ostina ad iscriversi, e persino con passione e convinzione, alle facoltà Umanistiche, potrà ambire a perfezionare la propria formazione con un prestigioso master di taglio economico nel settore management.

È ciò che promette il bando del Master in Management (MIM) offerto dalla London Business School, uno dei più prestigiosi enti di formazione al mondo. L’idea è quella di indurre i neolaureati anche in materie umanistiche, del settore del turismo o delle relazioni internazionali, a raggiungere skills non solo nelle aree chiave del business ma, soprattutto, la consapevolezza di sè nella prospettiva di fare scelte intelligenti - decisamente business-oriented ­- sul proprio futuro.

 
In Erasmus col 4-3-3 PDF Print E-mail
Ma sei Fuori?
Written by Alessandro Gammaldi   
Come abbandonare lo spirito “catenaccista” italiano 
e godersi la Spagna in formula “All-Inclusive”
 
Nel diario Si te vas de Sevilla ho provato a dare ai miei 35 lettori qualche istantanea dei primi mesi d'esperienza nella splendida capital hispalense; un'esperienza – quella da studente Erasmus – che, per ciò che credo, debba esser vissuta senza compromessi e al contempo con uno spirito “contropiedista”, sempre incline, cioè, ad approfittare della seppur minima occasione per render il periodo di stanza (e magari di studi!) all'estero, ricco e davvero unico. Passiamo, perciò, in rassegna i più frequenti errori degli studenti italiani, che minano alla base le possibilità offerte dall'Erasmus in Spagna e ne impediscono una fruizione in “formula All-Inclusive”. 
 
In Erasmus col 4-3-3
Arrivare didatticamente disorganizzati. Le scene da teatro dell'assurdo che si possono ammirare all'atto dell'immatricolazione nei corsi di studio rivelano una sostanziale faciloneria della maggior parte degli studenti italiani: si sprecano i learning agreement firmati in bianco da docenti compiacenti e, spesso, altamente menefreghisti; non si contano i problemi causati da banali quanto grossolani errori in fatto di propedeuticità o sostenibilità degli esami all'estero... Buttar via sei mesi per non aver dedicato un paio di pomeriggi alla scelta oculata dei corsi può essere un vero peccato. In ogni caso, amici, non disperate: nelle segreterie didattiche degli atenei ospiti, al vostro arrivo, vi accompagna (anzi, vi precede) una nomea di “simpatici e casinari gesticolatori”. Perciò, non sarà difficile che qualche caritatevole impiegato vi prenda a benvolere e risolva alla meglio i vostri guai accademici – non prima, però, di avervi detto “pasta”, “mafia”, “ma-ccchèèè-ccccosa?” (con tanto di gesto alla Totò Schillaci) e qualche italica volgarità in free-style – così, a gradire. 
 
 



 ... continua all'indirizzo https://sitevasdesevilla.wordpress.com/...
 
IJF12 e le cinque W PDF Print E-mail
Festival del Giornalismo
Written by Pietro Marino   

Lo uadi, è il letto di un corso d'acqua o quel che ne resta, quasi un canyon insomma, con i muri di roccia ed il tetto di cielo. Si tratta di lunghe vie profonde, interrotte ogni tanto da una deviazione, da un'isola di roccia tra due strade. E Perugia è così. Scavata nei suoi stessi palazzi, la città sembra lavata dalla terra con l'andare di un fiume che lascia pietre e percorsi intricati dove è passato. La Rocca è uno dei pezzi di questo mosaico umbro, un intrico di vie che sanno di antiche cisterne, piene di echi d'acqua e fresche di ombra. Piazza IV Novembre è una vasca piena di gente che scorre e casca da scale più o meno mobili, che sgorga e gorgoglia in rivoli che vanno dappertutto, che inondano sale e teatri, palazzi ed alberghi.

Qui siamo stati acqua, ma anche pesci in occasione del festival internazionale del giornalismo: in sintesi #ijf12. Nel corso dei 5 giorni della manifestazione, si sono svolti due festival: quello del giornalismo e quello dei giornalisti. Purtroppo del primo si è visto poco, del secondo anche troppo. Lo si capiva dai discorsi della gente per strada, dagli sguardi dei ragazzi, dalla rabbia con la quale intervistavano gli "speaker" al termine delle conferenze e dalle domande fatte non per chiedere, ma per dire. E per essere ascoltati.

Fuori dall'Hotel Brufani un cameraman riassume così: "Che cazzo segui le conferenze, dicono sempre le stesse cose, il vero festival è qua fuori." Ha ragione. Il giornalista si racconta nella conferenza, parla di feisbuc ed è ripreso da àifons. E' un pò compiaciuto di essere lui la notizia e poter raccontarsi. E' strano perchè, dalle risposte che dà, sembra gli capiti spesso. Sono molto curate, coi tempi giusti, sanno strappare il sorriso e l'applauso dei tanti persi a tuittare con eleganza quel che stanno facendo anzichè guardarsi attorno. Il giornalismo, dal canto suo, si è fatto il nido tra splenidi workshop (purtroppo un pò trascurati, come quello su "Inchieste e minori" tenuto da Massimo Razzi e Valeria Teodonio) e rametti di interviste, nella possibilità di studiare da vicino l'animale "da redazione", conoscerne abitudini e vezzi, pregi e difetti. Sono delle gran belle lezioni quelle da autodidatti. Fanno capire che un giornalista dovrebbe, raccontando una foglia, far pensare alla storia dell'albero al quale appartiene e non nascondercisi dietro, per paura che la pianta nel suo essere intera risulti troppo difficile da rivelare. Le W sono cinque, come i giorni del festival e detto del What, di Who, del When e di Where, sarebbe bello si tornasse a parlare del Why.

 
Io della vita non ho capito un cazzo PDF Print E-mail
Home News
Written by Carolina Venturoli   
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Fulvio Abbate e Il Tascapane

 

Ultimo giorno del Festival per noi del Tascapane. Tra poche ore ci rimetteremo in macchina verso il ritorno. La colonna sonora è già decisa: Caparezza. Il titolo: “Io della vita non ho capito un cazzo”. Non è una canzone scelta a caso. Ieri, infatti, abbiamo seguito l’incontro con Caparezza insieme al giornalista musicale Luca Valtorta ed è la perfetta conclusione di questo festival. Perché vi chiederete? Il perché è semplice: per noi giovani aspiranti giornalisti non c’è futuro. Anche se per Beppe Severgnini c’è… nelle scuole di giornalismo. Ma Beppe mi verrebbe da chiedere? “Chi cià li sordi per le scuole di giornalismo?”.

Non c’è futuro e l’aria che si respira è di delusione. I nostri amici e colleghi delle altre Università girano cupi e senza speranza. Sono arrabbiati perché dall’ultima volta che gli abbiamo visti (un anno fa) la situazione non è cambiata e loro avanzano con l’età ma non con le esperienze lavorative. Non ci fanno lavorare e se ci fanno lavorare non ci pagano. Al diavolo, ci viene da dire e ridiamo con Fulvio Abbate (guardate la nostra intervista al marchese!).

Cerchiamo di passarci sopra e continuiamo a sorridere (anche se con l’amaro in bocca) bevendo e mangiando insieme.

Il Festival del giornalismo a Perugia è un ottimo modo per incontrarsi, confrontarci e tirare le somme. Torneremo più amici di prima e più coscienti della situazione ma anche più forti. O forse dovremmo davvero pensare “io della vita non ho capito un cazzo”?

 

 
Vittorio Zucconi, lezioni di scrittura PDF Print E-mail
Festival del Giornalismo
Written by Redazione   

Il giornalista di Repubblica si ritiene ormai una razza in via di estinzione.

"Io, come Severgnini e altri, ho una formazione molto diversa da quella delle nuove leve. Una formazione che non si propone più... Vi mancano i grandi vecchi, vi mancano i sergenti che vi rompano le palle su ogni articolo..."

Ci regala anche un esempio di come non si deve scrivere. "Prendiamo questo pezzo di Giuliano Ferrara, ecco come NON dovete fare".

 

 

 
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